Come funziona l'apprendimento

Per apprendimento si intende una modificazione comportamentale che consegue all’interazione con l’ambiente ed è il risultato di nuove esperienze.

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SOMMARIO

Cenni storici

Lo sviluppo e la sopravvivenza degli individui si basa sulla loro capacità di apprendere. Per questo motivo l’ apprendimento è stato studiato e continua ad essere studiato dall’etologia e dalle scienze psicologiche, nelle sue diverse forme, manifestazioni e applicazioni.

In generale si può definire l’ apprendimento come una modificazione comportamentale che consegue a, o viene indotta da, un’interazione con l’ambiente ed è il risultato di esperienze che conducono allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli esterni. In ambito psicologico, lo studio dell’ apprendimento diventa centrale con l’avvento del comportamentismo negli anni 1930-1950. Il comportamentismo definisce l’ apprendimento come l’insieme dei cambiamenti osservabili nel comportamento dell’individuo in seguito a dei cambiamenti prodotti nella situazione in cui l’individuo si trova.

Il condizionamento classico

Ivan Pavlov (1927) all’inizio dello scorso secolo osservò le abilità di alcuni cani di riuscire a creare un’associazione transitoria tra uno stimolo somministrato dallo sperimentatore e una risposta comportamentale messa in atto dall’animale. In questo modo nasce il condizionamento classico o rispondente.

Nello specifico, accadeva che i cani riuscivano a unire uno stimolo condizionato, ovvero uno stimolo neutro individuato dallo sperimentatore (un suono), a una risposta generalmente presentata automaticamente (erogazione di cibo), detta stimolo incondizionato. Il cane dopo aver ascoltato il suono, stimolo condizionato, e visto il cibo, stimolo incondizionato, cominciava a salivare (Risposta Incondizionata). Succedeva che dopo ripetute esposizioni all’associazione stimolo-risposta, il cane iniziava a salivare non appena sentiva il suono e senza ricevere il cibo (Risposta Condizionata). Pavlov, successivamente, osservò che se lo stimolo condizionato non era somministrato in maniera sistematica, e alla fine non era neppure più somministrato, allora la risposta condizionata perdeva di efficacia fino a scomparire del tutto. Questo fenomeno prende il nome di estinzione.
In ogni caso il ricordo dell’associazione tra lo stimolo e la risposta condizionata rimaneva nella
memoria dell’animale. Infatti, ripresentando lo stimolo condizionato, la risposta condizionata ricompariva ancora una volta, ma in questo caso bastavano minori interazioni stimolo-riposta. Inoltre, è possibile generalizzare questo fenomeno del condizionamento classico. Pavlov stesso vide che presentando stimoli condizionati diversi, tipo suoni diversi tra loro, il cane salivava ugualmente.

 

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Il condizionamento operante

Accanto al condizionamento classico, nell’ambito del comportamentismo Skinner inventò il paradigma sperimentale del condizionamento operante. Lo strumento sperimentale usato in questo paradigma era la Skinner box: una gabbia in cui la cavia poteva esplorare liberamente l’ambiente e compiere comportamenti come pigiare una leva o premere un tasto.

Skinner inventò il paradigma sperimentale del condizionamento operante, che poteva essere di due tipi:

  • Quello rispondente, in cui la risposta messa in atto da una cavia in gabbia avviene come reazione a uno stimolo;

  • Quello operante, in cui la risposta è emessa spontaneamente.

Lo strumento sperimentale usato in questo paradigma era la Skinner box: una gabbia in cui la cavia poteva esplorare liberamente l’ambiente e compiere comportamenti come pigiare una leva o premere un tasto. Alcuni comportamenti messi in atto dalla cavia erano però rinforzati, il che rendeva più probabile la ripresentazione, in futuro, del comportamento stesso. Ad esempio, se un piccione cavia scopriva che il pigiare un tasto portava all’erogazione del cibo (rinforzo), allora lo ripeteva più e più volte.

Quindi, in generale il condizionamento operante consiste nella messa in atto di un comportamento, che se rinforzato positivamente si ripresenta con una maggiore frequenza. Prendiamo un bambino che è libero di fare diverse cose in una stanza, ma è rinforzato positivamente solo quando mette a posto i suoi giochi. Successivamente, apprende che mettere in ordine è un comportamento giusto da eseguire. La messa in atto di un determinato rinforzo può indebolire o incrementare la probabilità di comparsa di un certo comportamento. I rinforzi possono essere di molti tipi:

  • Rinforzi che funzionano automaticamente (ad es., il cibo), senza l’intervento dell’uomo;

  • Rinforzi che acquisiscono una funzione atta a implementare la ricomparsa del comportamento che richiede l’intervento dell’uomo;

  • Rinforzi generalizzati che derivano dall’esplorazione e dall’interazione col mondo fisico. Ogni individuo che riceve dei feedback positivi nell’interazione con l’ambiente, aumentano la sua probabilità di acquisire nuovi comportamenti. Gli stimoli positivi che rinforzano il comportamento sono sia di origine fisica sia di natura psicologica, come ricevere consenso, approvazione, affetto.

Il Rinforzo del comportamento, in sintesi, si può suddividere in due grosse macro categorie: positivo e negativo. Il rinforzo positivo è quello che determina una conseguenza gradita. Il rinforzo negativo, invece, porta all’allontanamento o alla cessazione di uno stimolo o comportamento spiacevole.

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L'apprendimento latente

Con il concetto di apprendimento latente si fanno strada le teorie cognitive dell’ apprendimento, secondo cui vi sarebbero rappresentazioni mentali cognitive che mediano il rapporto tra lo stimolo e la risposta.

Se guardiamo il fenomeno dell’ apprendimento da una prospettiva più ampia possiamo affermare che in qualsiasi situazione siamo potenzialmente nella condizione di apprendere e imparare in modo consapevole formale esplicito oppure in modo implicito e inconsapevole. Tali apprendimenti impliciti si fondano sulla nostra esperienza.

In tal senso già Tolman nel 1932 dimostrò che vi può essere apprendimento senza rinforzo: osservò appunto che i topi ne apprendono la mappa del labirinto e imparano la via d’uscita senza l’introduzione di alcun rinforzo, ma plausibilmente grazie alla formazione di rappresentazioni mentali della mappa del labirinto. Pertanto, attraverso l’esperienza si possono creare nuove strutture cognitive, come ad esempio le mappe di un labirinto sconosciuto.

L'apprendimento per Insight

Negli anni ’20, Wolfgang Kholer fornisce un interessante contributo al campo dell’ apprendimento, introducendo il concetto di apprendimento per insight. Con apprendimento per insight si fa riferimento a un processo di apprendimento caratterizzato da una soluzione che sembra prospettarsi improvvisamente in una situazione di stallo/difficoltà.

Kholer si occupava di studiare gli scimpanzè e creò una situazione sperimentale diventata famosissima, tale per cui lo scimpanzè vedeva fuori dalla sua gabbia della frutta a una distanza non direttamente raggiungibile; con il braccio poteva però raggiungere un bastoncino, tuttavia troppo corto per raggiungere la frutta. Di fianco, ben visibile, era posto un bastone più lungo ma di nuovo non raggiungibile direttamente ma solo attraverso l’utilizzo del bastone più corto. Dopo un periodo di irrequietezza, l’animale inzia ad osservare i dintorni della gabbia per un certo periodo di tempo. Improvvisamente le azioni dello scimpanzè si organizzano in modo consecutivo fino al raggiungimento dell’obiettivo: afferra il bastone più corto con la zampa, recupera il bastone più lungo con l’aiuto del bastone più corto, e finalmente recuperare il cesto di frutta attraverso il bastone lungo. Kohler ne inferisce che lo scimpanzè ha avuto un apprendimento per insight, in cui la soluzione si è prospettata cognitivamente in modo improvviso.

L'apprendimento Osservativo

Albert Bandura si discosta dalla concezione comportamentista di apprendimento, in cui si associava l’ apprendimento all’esperienza diretta, dimostrando come dei nuovi comportamenti possano essere appresi mediante la semplice osservazione dei comportamenti altrui. L’ apprendimento, dunque, per Bandura si basa sull’imitazione, resa possibile grazie al rinforzo vicario, per cui le conseguenze relative al comportamento messo in atto dal modello, ricompense o punizioni, hanno i medesimi effetti sull’osservatore. Inoltre, Albert Bandura conia il termine modellamento, ovvero la modalità di apprendimento che entra in gioco quando il comportamento di un organismo, che assume la funzione di modello, influenza il comportamento di colui che lo osserva.

Già verso i nove mesi il bambino è in grado di imparare in modo volontario determinati comportamenti intenzionali diretti a uno scopo, messi in atto da un adulto: è il cosiddetto apprendimento imititativo, caratterizzato dalla comprensione delle intenzioni che sono implicate nelle azioni che vengono riprodotte. Bandura ha sottolineato che i bambini imparano in un ambiente sociale e spesso imitano il comportamento degli altri, questo processo è noto come teoria dell’apprendimento sociale.

Bandura inoltre analizza anche le variabili che sono coinvolte nel processo di apprendimento, chiamando in causa i fattori cognitivi, da cui deduce che le aspettative proprie e altrui sulle prestazioni esercitano un’influenza molto forte sui comportamenti, sulla valutazione di effetti e risultati e sui processi di apprendimento. A seconda se il successo o il fallimento siano attribuiti a cause interne o esterne, controllabili o incontrollabili, le reazioni affettive e cognitive che conseguono a tali risultati potrebbero variare.

L'apprendimento culturale

Secondo l’approccio del situazionismo dinamico, la cultura e i modelli culturali vengono appresi di continuo da parte degli individui che vi partecipano vivendo e facendo esperienza di specifici contesti culturali. Il modello culturale fa riferimento alle matrici di significato cognitivo-emotive condivise dalle persone di una certa comunità o gruppo culturale, è fondato su forme schematiche di conoscenza (script) e orientanti la condotta comportamentale.

L’ apprendimento culturale è intrinseco alla nostra condizione di esseri umani che fanno esperienza, intesa come enciclopedia delle conoscenze esplicite e implicite (tacite) acquisite mediante il coinvolgimento personale nelle azioni e nelle interazioni con gli altri nel corso del tempo. In tal senso l’ apprendimento dei modelli e delle routine culturali è in gran parte caratterizzato da processi di apprendimento latente, implicito, informale, situato e continuo. Anche se non specifico della specie umana, l’ apprendimento culturale continuo dall’esperienza ha ricevuto un’accelerazione esponenziale nella specie umana per via dell’evoluzione del linguaggio e della coscienza.

Fra le varie forme di apprendimento, per comprendere l’ apprendimento culturale è utile differenziare tra l’ apprendimento individuale, inteso come capacità di acquisire nuove informazioni a seguito di un’esperienza personale individuale e l’ apprendimento sociale, inteso come la capacità di acquisire nuove conoscenze e pratiche grazie all’interazione con i consimili. In generale, nelle fasi culturali stabili, l’ apprendimento sociale risulta più vantaggioso ed economico, poichè è più affidabile basandosi spesso sulla relazione esperto novizio, e quindi meno soggetto ad errori; al contrario, in contesti più variabili, l’ apprendimento individuale ha una maggiore rilevanza per trovare soluzioni nuove e più adatte ai cambiamenti ambientali.

L'apprendimento attivo

L’apprendimento attivo si verifica quando una persona prende il controllo della propria esperienza di apprendimento: dal momento che la comprensione delle informazioni è l’aspetto fondamentale dell’apprendimento, è importante per gli studenti riconoscere ciò che capiscono da ciò che non capiscono. L’apprendimento attivo incoraggia gli studenti ad avere un dialogo interno in cui verbalizzare intese. Questa e altre strategie metacognitive possono essere insegnate a un bambino nel corso del tempo. Gli studi all’interno della metacognizione hanno dimostrato il valore di apprendimento attivo. Inoltre, gli studenti hanno più incentivi a imparare quando hanno il controllo non solo su come imparano, ma anche su ciò che imparano. L’apprendimento attivo è una caratteristica fondamentale dell’apprendimento centrato sullo studente. Al contrario, l’apprendimento passivo e l’istruzione diretta sono le caratteristiche di apprendimento insegnante-centrico (o educazione tradizionale).

L'approccio situato all'apprendimento

La psicologia sociale analizza i fenomeni legati all’apprendimento anche in un’ottica non più incentrata su un livello d’analisi individuale, ma sulle interazioni sociali. In questo approccio il contesto sociale dove avviene l’apprendimento non è più solo un contenitore di stimoli, risposte e processi cognitivi, ma un elemento che pervade gli individui, e ne determina (in una maniera non meccanicistica) la condotta attraverso il linguaggio e i simboli che esso contiene.

Una teoria volta all’analisi dello sviluppo dell’apprendimento che mette in primo piano il linguaggio è data dall’opera di Lev Vygotskij. Questo autore definiva il linguaggio come vettore chiave della costruzione delle capacità personali, che attraverso di esso si manifestavano prima nel contesto sociale. Attraverso il concetto di “zona di sviluppo prossimale” Vygotskij postulava come tali capacità si manifestassero in duplice entità: in un primo momento nel contesto sociale entro cui l’individuo era inserito, in un secondo momento, una volta interiorizzata questa capacità attraverso la comunicazione, come capacità personali. È fondamentale che ogni educatori rispetti i tempi della “zona di sviluppo prossimale” così da non mettere in difficoltà il bambino o il soggetto e portare quindi all’insuccesso. Questo, se avviene con frequenza, porterà sfiducia delle capacità dell’individuo, aumentando così il senso di insicurezza.

Conclusioni

Dalla lettura di tale articolo, è ben chiaro come il successo esperienziale di ogni individuo porti ad un apprendimento maggiormente proficuo per ciascuno di noi. Anche la sfera emotiva svolge un ruolo fondamentale. La memoria empirica infatti, favorisce o ostacola l’apprendimento a seconda di ciò che scaturisce nell’individuo. Il successo o la gestione adeguata degli insuccessi sono elementi chiave per un apprendimento efficace e sicuro sin dalla tenera età.

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Massimiliano Cosentino

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